Leggende di Scala

LA CAMPANA

Molto tempo fa partirono degli uomini da Agerola e degli altri da Scala per giungere a S. Maria dei Monti per recuperare il cadavere di una donna morta. Era una specie di gara, in quanto chi arrivava prima in cima alla montagna e prendeva la donna morta che si trovava lì, veniva in possesso anche di una campana. Essi partirono, ma gli Agerolesi risultarono più veloci e distanziarono gli Scalesi. Questi ultimi, visto che entrambi i gruppi portavano delle croci che avrebbero dovuto capovolgere al momento in cui sarebbero giunti al luogo dove c’era la defunta, la capovolsero e cominciarono ad intonare dei riti funebri. Gli Agerolesi sentendo ciò, pensarono che gli Scalesi fossero giunti sul posto e quindi tornarono a casa. Gli Scalesi si nascosero e, dopo che gli avversari furono discesi, andarono nella casa delle defunta e la portarono a Scala insieme alla campana, che attualmente si trova di fronte alle scuole elementari e che suona ogni qualvolta muore qualcuno del paese.

IL BAMBINO D’ORO

Diversi anni fa un uomo chiamato Filippo il brigante fu arrestato e condotto in prigione. Egli era appunto un brigante e aveva lasciato la moglie e i figli a Scala. Dalla prigione egli scrisse una lettera alla moglie nella quale le diceva che in un luogo chiamato “Fontaniello” vi era una carcara. Entrando sulla destra avrebbe dovuto scavare nella parete e lì avrebbe trovato un bambino d’oro che avrebbe dovuto prendere non dicendo niente a nessuno. Quando la moglie ricevette la lettera, andò da un amico e gli chiese di leggergliela poiché non sapeva leggere. Egli la incominciò a leggere, ma quando arrivò alla parte riguardante il bambino d’oro cambiò tutte le parole e non le disse niente di tutto ciò. L’indomani l’amico si recò al luogo segnalato nella lettera, forò la parete e trovò il bambino d’oro, che portò via e quindi la signora rimase solo con la lettera.

VEDERE, VISITARE, TROVARE: è possibile venire a conoscenza di queste leggende solo chiedendo agli abitanti del posto.

OPPORTUNITA’: ad opera degli enti turistici locali potrebbe pubblicarsi un opuscolo nel quale raccogliere tutti i miti e le leggende della Costiera amalfitana. Simile patrimonio, prettamente immateriale, per essere compreso dai visitatori necessita di un’interpretazione e di una presentazione particolarmente attente ed accurate. Le leggende riconducibili a luoghi specifici dovrebbero inoltre divenire parte integrante della loro presentazione (nel caso di Scala, si pensi alla campana e  alla carcara dove è tuttora possibile riconoscere la nicchia del bambino d’oro).

BIBLIOGRAFIA: assente. Sono state impiegate fonti orali.

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