Chiesa Santa Chiara

Chiesa Santa Chiara

COMUNE: Ravello
DENOMINAZIONE: Chiesa e Monastero di S. Chiara
DOVE STA: Via S. Chiara

DESCRIZIONE: Fondata nel 1297, la piccola struttura con annesso complesso femminile claustrale si presenta a tre navate, divise da archi a tutto sesto poggianti su colonne di spoglio. La navata centrale è coperta da volta a botte, mentre le laterali da volte a crociera, tutte decorate da stucchi.
Lungo le pareti superiori della navata centrale si aprono le grate, da cui le suore seguono le liturgie; sull’altare maggiore, in marmo, una tela ripropone la Madonna Assunta con S. Francesca e S. Chiara, mentre nel catino della navata sinistra un affresco del 1297 mostra Cristo Benedicente, al di sotto del quale in una teca è conservata una statua del Cristo morto.
Una porta con grata nella navata destra permette il colloquio con le suore, che osservano ancora la stretta clausura.
La chiesa è preceduta da struttura coperta da archi.

VEDERE, VISITARE, TROVARE Occorre rivolgersi al Monastero perché la chiesa è sempre chiusa. Il Monastero, essendo di regola claustrale, non è visitabile.
DATI SULLA FRUIZIONE: Nessuno

OPPORTUNITA’: Si potrebbe aprire la chiesa e rendere visitabile la struttura anche quando non ci sono celebrazioni.

BIBLIOGRAFIA: FULCHIGNONI G., Ravello. Le cento chiese, Amalfi 2001
IMPERATO G., Ravello nella storia civile e religiosa, Cava d. T. 1990.
MANSI L., Ravello sacra-monumentale, Ravello 1887


CHIESA DEL CONVENTO DI SANTA CHIARA

“Entriamo con discrezione, fra mura dove è sacro il silenzio”

Fondata nel 1297, la piccola struttura con annesso complesso femminile claustrale si presenta a tre navate, divise da archi a tutto sesto poggianti su colonne di recupero. La navata centrale è coperta da volta a botte, mentre le laterali da volte a crociera, tutte decorate da stucchi. Lungo le pareti superiori della navata centrale si aprono le grate, da cui le suore seguono le liturgie; sull’altare maggiore, in marmo, una tela ripropone la Madonna Assunta con S. Francesca e S. Chiara, mentre nella navata sinistra un affresco del 1297 mostra Cristo Benedicente, al di sotto del quale in una teca è conservata una statua del Cristo morto. Una porta con grata nella navata destra permette il colloquio con le suore, che osservano ancora la stretta clausura.

O. Casaburo “Il Monastero delle Clarisse a Ravello”, in Luce Serafica, a. 53, n. 6, 1980 – estratto

Gli inizi (ss. XIII-XIV)
Ravello evoca il fascino di una natura privilegiata, di giardini olezzanti d’eterna primavera, di fantastici ruderi romanico-moreschi. Chi sale i cento gradoni di Ponticeto pregusta, con gli scorci di panorama occhieggianti qua e là, lo spettacolo unico del belvedere di Cimbrone.
Una svolta, il silenzio d’uno stretto viottolo incassato tra mura di case e giardini, ed ecco la bianca tersa ‘S. Chiara’: la sua foresteria, il parlatorio, le finestre a grata, il piazzaletto soleggiato a strapiombo sul fantastico vallone del Dragone.
Il turista ha fretta, passa via parlottando, distratto verso la meta.
Qui, fra il “Piano di Ponticeto” e il bosco di “Cimbrone” fermarono i passi sette secoli or sono le umili figlie di S. Chiara, ospiti e poi eredi della nobile famiglia de Vito. Il vescovo Giovanni Allegri, donando loro la vicina chiesina di S. Nicola a Ponticeto, trasferì ad esse nel 1297 un legato in suffragio di ‘Ser Ursone de Vito parrochiano di S. Nicola de Ponticeto’; qualche anno dopo, Bonifacio VIII estendeva alle Clarisse i privilegi concessi ai Frati Minori, presenti anch’essi ad Amalfi e Ravello.
Molti documenti perduti ci costringono a tacere sulla vita di questa comunità fino al 1600.

Rifioritura (ss. XVII-XVIII)
La bolla Instaurandae regularis disciplinae (15 ottobre 1652) di Innocenzo X concludeva un lungo periodo di riforma tridentina con la cosiddetta ‘Soppressione innocenziana’. A Ravello furono chiusi i conventi degli Agostiniani e dei Conventuali; restarono le Benedettine e le Clarisse.
Il Venerabile P. Girardelli da Muro era nel convento di Amalfi dal 1662, giovanissimo ma già molto venerato; ebbe una schiera di discepoli illustri, tra i quali il B. Bonaventura da Potenza (morto il 26-X-1711) vero apostolo di Ravello e della Costiera; emulo ne fu il Servo di Dio Donato del Quercio, morto nel 1774 a Ravello. Molto lavorarono anche i Pii Operai, P. Nicola Ruggiero che stilò una ‘Regola’ osservata a S. Chiara dal 1682 al 1921, e P. Salvatore Romeo.

‘Fuor del pelago a la riva ‘(ss. XIX-XX)
Per oltre 50 anni i documenti tacciono; raccoglieremo frammenti dall’opera del P. G. Cuomo “Le leggi eversive del S. XIX…”, (11 volumi, 1971-75) e dalle poche carte d’Archivio.
Superato incolume il 1799, nel 1803 si ottiene una sanatoria ‘dei debiti’ per i lavori edilizi precedenti. Scampa alla Soppressione murattiana del 1811 perché supera il minimo di 12 religiose. Giunge nel 1914 il nuovo arciv. Mons. Ercolano Marini, figura insigne di prelato dotto e santo, che rivolge premure insonni al monastero. Sostituisce la inadeguata ‘Regola’ del 1682 con la Regola e le Costituzioni di S. Chiara a norma di Urbano IV ed Eugenio IV; provvede diligenti sindaci (= procuratori), confessori e maestri spirituali di liturgia e canto sacro dal clero di Ravello e dai Frati minori Conventuali: P. Antonio, Alfonso, Giuseppe, Ferdinando, Salvatore Palatucci; e tanti altri fino ad oggi.

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