Grotta dell’affresco a Capo D’orso

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Lungo la parete SE del Monte Piano, che appare come il crinale che separa il bacino montano di Maiori da quello di Cetara, si apre una cavità a circa 50 m di altezza dall’attacco basso  della parete, che mostra chiari segni di frequentazione a partire da un non ben precisato momento dell’alto medioevo. La grotta, profonda circa una decina di metri, fu regolarizzata nel piano con la costruzione di un muro di sostruzione a pietre vive, in opera incerta disordinata, e mostra sul lato esterno anche segni di intonaco. L’accesso alla cavità doveva essere assicurato da un cammino che procedeva da SE verso NO mediante rampe costituite da regolarizzazioni mediate muretti a secco (alcuni resti sono ancora visibili tra la bassa ma ricca macchia mediterranea) e per l’ultimo tratto (un salto di circa due metri) da qualche scala anche non fissa di cui non resta nulla. La grotta appare essere stata interessata da un’intensa attività costruttiva che ha prodotto soprattutto nell’area più interna una successione di piccolissimi vani quadrati, conservati per un’altezza che in alcuni casi è riferita a pochi centimetri, che sembrano al momento potersi definire delle vasche. Ad E, nella parte mediana dell’antro, degli scalini scavati nella roccia conducono ad un livello più alto minimamente regolarizzato e protetto dalla parete rocciosa verso l’esterno. All’innesto basso della stretta scala sulla parete E di quella che sembra una vasca quadrata è possibile vedere l’affresco che riproduce due piedi in atto di camminare (quello posteriore è parzialmente alzato) con la parte terminale della tunica bordata; i piedi sono coperti da calzari stilizzati. La parte superiore di quella che doveva essere una figura di uomo, a grandezza naturale (considerando la lunghezza del piede), è andata perduta insieme alla parete di cui non è rimasta traccia neppure sull’innesto con la copertura rocciosa della cavità.
Considerato che lo stato di conservazione dei resti dell’affresco è buono è da ritenere che quella interpretata come vasca, acqua non ne abbia mai contenuto per cui è probabile che l’andamento di muri interni di separazione dei vari vani ricavati artificialmente nella grotta disegni ora, anche in seguito al crollo della parte più esterna del piano di calpestio, un piccolo vano quadrato che in origine doveva essere molto più ampio.
Interessante è notare che il muro di sostruzione più esterno del piano di calpestio, piuttosto sottile,  appare accostato ad un secondo muro, costruito sulla controfacciata del primo, rivestito  nella parte rimanente da intonaco e più poderoso, seguito nella zona più ad O da quello che non sembra un muro ma un riempimento della parte che lo separa dalla roccia.
Dalla cavità si traguarda comodamente una costruzione, di cui sopravvivono pochi resti, ad una quota inferiore più spostata verso il mare.
Di questa costruzione sopravvive il muro S e quello E, che presentono piccole nicchie ogivali sulla parete interna. Molto probabilmente doveva essere un postazione di avvistamento militare.

 

 

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