Antica Chiesa Madonna della Pomice

COMUNE: Ravello
DENOMINAZIONE: Antica Chiesa della Madonna della Pomice
DOVE STA: Sambuco

DESCRIZIONE:

Le prime attestazioni della località Pumice di Sambuco risalgono agli anni tra il 998 e il 1002, quando il casale era contraddistinto da vigneti, castagneti, campi, selve, frutteti e grotte, nonché da case coloniche e ambienti per la vinificazione. Fu proprio la coltura della vite ad avere la massima diffusione agli inizi dell’XI secolo, quale risultato di un’intensa attività di colonizzazione, attuata da alcune famiglie autoctone, come, nel caso della località Pumice, i de Maurone. All’interno dei casali, dove lavoravano e vivevano famiglie contadine, iniziarono a sorgere alcuni edifici di culto, spesso di fondazione privata, come avvenne presumibilmente anche per la chiesa di Santa Maria della Pumice o Pomice, sulla quale, agli inizi del XIII secolo, esisteva un diritto di patronato della famiglia atranese dei Cappasanta.
Alla fine del Duecento, risale, presumibilmente, anche la decorazione absidale, che culminava con l’affresco del Cristo Pantocratore, cioè “Signore di tutte le cose”. A metà del Seicento, la chiesa appariva ben ornata e munita di molti paramenti, conservati presso l’amministrazione laicale del luogo, i cui governatori (magistri) erano Giovanni de Domenico e Gennaro de Manso, e che probabilmente curava anche le due feste annue che allora si celebravano in onore della Vergine, la prima nell’Ottava di Pasqua, la seconda ad agosto. Un inventario di fine secolo, che appare a margine del verbale della Visita Pastorale del 1694, effettuata dal Vescovo Luigi Capuano, annoverava tra gli oggetti preziosi della chiesa tre lampade d’argento e due corone dello stesso materiale, applicate al dipinto, all’altezza delle teste della Vergine e del Bambino.
Nel 1982, a seguito della contemporanea realizzazione di un nuovo complesso parrocchiale, con chiesa e strutture abitative, e presumibilmente per coprire una buona parte delle spese necessarie al suo completamento, col consenso della Curia Arcivescovile e dei parrocchiani, la chiesa di Santa Maria della Pomice veniva ceduta a privati, con atto rogato dal Notaio Pansa di Amalfi, in data 12 luglio, imponendo al compratore l’onere di ristrutturare e conservare l’area absidale dell’antica chiesa per il suo carattere sacro. Seguì un periodo di incuria, durante il quale fu usata anche come ricovero per animali. Nel settembre 1991, fu segnalata alla Soprintendenza ai Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici la presenza dell’affresco nel catino absidale, cui seguì, ad agosto 1992, la richiesta di intervento da parte  dell’Associazione “Ravello Nostra”.

VEDERE, VISITARE, TROVARE: Su richiesta.
DATI SULLA FRUIZIONE: Nessuno

OPPORTUNITA’: Si potrebbero presentare le strutture con pannelli esterni, sì da rendere fruibile sempre la chiesa ai visitatori. Simili evidenze, spesso poco note, sarebbero meglio valorizzate da un itinerario di visita (eventualmente guidato) dedicato all’architettura religiosa di Ravello.

BIBLIOGRAFIA: FULCHIGNONI G., Ravello. Le cento chiese, Amalfi 2001
IMPERATO G., Ravello nella storia civile e religiosa,Cava d. T. 1990
MANSI L., Ravello sacra-monumentale, Ravello 1887

 


Quando “Luigi il Compagno” minacciava: “le chiese diventeranno porcili!”

La costruzione della Chiesa si può far risalire al XIII secolo, dallo studio fatto sull’affresco bizantino del Cristo Pantocratore presente nell’abside. Nel 1612 fu annessa alla Chiesa di Santa Maria del Lacco. Dalle fonti si evince che verso la metà del 1700 era già costruita l’appendice abitativa dove ebbe dimora un eremita, che evidentemente aveva in cura la chiesa. Negli anni ‘80 fu alienata a favore di privati, trascurata ed usata come ricovero per animali, fin quando l’Associazione “Ravello Nostra” evidenziò la presenza di affreschi di notevole interesse artistico nascosti dietro una controparete. Questo ha dato inizio ad un’iniziativa di riacquisizione al pubblico patrimonio supportata dal Comune di Ravello.

Stefano Colonna
ISSN 1127-4883 BTA – Bollettino Telematico dell’Arte, 14 Giugno 2005, n. 40

 

Affresco Madonna della Pomice
 

L’affresco medievale « del Salvatore » nella Chiesa di Santa Maria della Pomice di Ravello
Una delle più grandi soddisfazioni per chi si trova a Ravello con spirito di conoscenza consiste nel vagare per i boschi delle montagne che dominano la Costiera Amalfitana per poi scoprire all’improvviso, tra verdure rugiadose immerse in un’atmosfera quasi tropicale, d’estate umida e al tempo stesso tiepida, le sobrie vestigia di un edificio seicentesco che protegge discretamente parti di una più antica fabbrica bizantina.
Nel verde incontaminato e talvolta quasi preistorico che circonda questi antichi borghi medievali ravellesi sono sopravvissute fino ad oggi Chiese di modeste dimensioni collocate ai margini dell’abitato, che erano popolate da una comunità a suo tempo numerosa per quantità di fuochi e bocche, poi diminuiti drasticamente.
Grazie alla segnalazione di don Giuseppe Imperato Jr., nel 1991 visito la Chiesetta di Santa Maria della Pomice in località Sambuco nel Comune di Ravello sita a valle della strada per il Valico di Chiunzi, guidato da Antonio Ferrara cultore di storia ravellese, insieme ad Alberto White e mia sorella Serena.
La piccola Chiesa sconsacrata è abitata da un mulo, oppure un asino: sono passati tanti anni e non mi ricordo più esattamente … Gli passiamo dietro ben consci che un suo calcio può essere fatale anche per il più robusto dei rocciatori …
Giriamo dietro l’altare seicentesco e ci appare subito la vista di un piccolo ma bellissimo catino absidale che mostra in tutta la sua magnificenza un esempio brillante di arte bizantina, purtroppo in precario stato di conservazione. Infatti il tonachino, estremamente sottile, tende a distaccarsi dal muro soprattutto lungo i bordi esterni, presenta una superficie lacunosa, piena di macchie e incrostazioni di vario tipo, anche se nel suo complesso conserva una discreta leggibilità. Mi appare subito chiaro che l’affresco è di pregevole fattura medievale e merita la massima considerazione, nonostante fossero stati sollevati dubbi in proposito.
Dobbiamo constatare che in genere le Chiese che appartengono alla tipologia di Santa Maria della Pomice sono portate alla naturale estinzione per la collocazione decentrata rispetto ad un territorio demograficamente povero, che nel corso dei secoli tende progressivamente a rinsaldarsi entro l’abitato, anche per ragioni meramente pratiche o difensive. Molto probabilmente la sopravvivenza di questa piccola Chiesa fu dovuta ad un complesso equilibrio di faticosa sopravvivenza di valori della tradizione religiosa, della memoria storica civica e toponomastica e infine, in tempi più recenti, degli studî di storia locale.

Un autorevole riconoscimento
Sempre nel 1991, tornato a Roma ed essendo desideroso di ottenere un’autorevole conferma della mia datazione dell’affresco come opera di età medievale, sottoposi le riproduzioni fotografiche dello stesso all’analisi di Angiola Maria Romanini, nota studiosa oggi scomparsa, che allora era direttrice dell’Istituto di Storia dell’Arte Medioevale e Moderna dell’Università “La Sapienza” di Roma.
La Romanini, alla presenza di Alessandro Tomei, mi disse al primo colpo d’occhio e senza alcuna esitazione che l’affresco poteva essere paragonato alla qualità esecutiva del « secondo maestro del Duomo di Anagni ».

Necessità di un restauro urgente
L’affresco è stato visto e studiato anche da altri competenti studiosi.
Oggi esso merita certamente un’approfondita analisi stilistica, storica e documentaria, soprattutto in vista di un suo urgente restauro conservativo e di una più ponderata azione di studio, pubblicazione scientifica dei materiali esistenti, e anche recupero, valorizzazione e tutela di tutto il complesso monumentale.

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